HomeIl nostro programma per l’Europa

Cosa è in gioco.
Un’Europa equa, sociale, verde.

Il colore verde è solitamente interpretato come il colore (e l’orientamento politico) della natura, della vita, della biosfera. Di conseguenza, i Verdi sono percepiti principalmente come un partito ambientalista. Ma questa è solo una parte della storia.

Perché proteggere l’ambiente, la natura e il clima non è un fine in sé. Per il nostro movimento questo è sentito come il compito principale e nell’adempimento di questo compito quello che ci guida è lo spirito di giustizia.

Senza giustizia, la conservazione della natura può anche diventare elitaria. Si possono difendere paradisi per pochi privilegiati. Non è questo il nostro scopo. Per noi il compito di preservare la natura è finalizzato al suo stesso bene, al bene dei suoi abitanti, al bene della biodiversità.

Perché la natura non ci appartiene.
Perché ha dei diritti che di solito vengono ignorati.
Perché vogliamo una natura che sia, semmai, e per tutti, luogo di ritiro e sfondo della propria vita.

La tutela dell’ambiente e del clima sono sostenibili solo se si basano sulla giustizia. Per dirla senza mezzi termini: la svolta climatica non si ottiene guidando tutti una Tesla. Se alcuni benestanti possono permettersela, va bene. Ma è necessario molto di più, un modello sociale, equo e rispettoso per tutta l’Europa.

1 – Giustizia climatica

Il riscaldamento globale è ingiusto sotto tutti gli aspetti. Nasce dal colonialismo e dallo sfruttamento e porta all’impoverimento, alla siccità e al declino della democrazia proprio nelle regioni del mondo che vengono sfruttate.

Si mettono in movimento milioni di persone, in fuga dalla fame e dalla guerra per cercare le risorse necessarie per sopravvivere. Tra le persone colpite, le donne sono sempre le prime.

Il Green Deal in merito si è schierato chiaramente: l’Europa intende raggiungere la neutralità climatica entro il 2040.

A nostro avviso, le misure climatiche devono sempre andare di pari passo con le misure sociali.

Lo slogan è: Green Deal e Social Deal.

La ridistribuzione delle sovvenzioni per i combustibili fossili (attualmente 50 miliardi) verso la trasformazione ecologica e sostenibile deve andare a beneficio delle persone, in modo che possano stare al passo.

Solo una svolta climatica sociale è una svolta climatica che funziona.

La politica agricola europea ci dimostra cosa può significare una direzione sbagliata. Infatti, ogni giorno in Europa 1.000 aziende agricole chiudono i battenti e i redditi degli agricoltori sono diminuiti del 46% negli ultimi 20 anni. L’80% dei fondi europei va al 20% delle aziende agricole. La politica agricola ha bisogno di una svolta sociale – e diventerà più ecologica.

Alcune proposte verdi per la svolta climatica:

  • Inserire il diritto fondamentale a un ambiente sano e pulito nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE.
  • Costruire la competitività dell’Agenda 2024-29 sul Green Deal.
  • Eliminare i contributi ai combustibili fossili e riassegnarli alla trasformazione (sociale, industriale, agricola…)
  • Exit strategy dal carbone entro il 2030
  • Legge sulla strategia di adattamento ai cambiamenti climatici
  • Fondo di solidarietà dell’UE per la protezione civile
  • Flotta dei vigili del fuoco dell’UE
  • Legge sulle sostanze chimiche: liberi da sostanze tossiche entro il 2030!

2 – Giustizia energetica

L’inizio della guerra in Ucraina è stato uno shock per l’Europa. Non solo perché la pace che sembrava eterna, improvvisamente non c’era più, ma anche perché la maggior parte dei Paesi europei si è trovata a fare i conti con la propria dipendenza energetica. Questa negligenza del passato ha avuto conseguenze drammatiche. La crisi dei prezzi dell’energia ha messo a rischio di impoverimento persone e famiglie. E Il sostegno alla svolta climatica è crollato immediatamente. A oggi né l’uno né l’altro è risolto. La energy poverty resta un problema permanente nell’agenda politica.

L’energia è una questione chiave nella svolta climatica. Dobbiamo riorganizzare il nostro sistema energetico in modo che si basi al 100% sull’energia solare, idroelettrica, eolica e geotermica. Solo le energie rinnovabili possono garantire un pianeta abitabile, l’indipendenza geopolitica e un sistema energetico resiliente e gestito democraticamente.

I cittadini e le cittadine devono essere coinvolti nei processi decisionali, ad esempio per quanto riguarda la localizzazione degli impianti energetici. Gli impianti devono essere sviluppati in modo da ridurre al minimo il loro impatto sulla natura.

Alcune proposte verdi per la svolta energetica:

  • Pannelli solari su tutti i tetti adatti e promozione di soluzioni locali come sistemi di teleriscaldamento, accumulo di energia, ricarica dei veicoli elettrici e pompe di calore.
  • Sviluppo di una solida rete elettrica con una migliore connettività e un’alimentazione di emergenza per garantire una fornitura di energia stabile, anche quando il sole non splende o il vento non soffia.
  • Piano per la sostituzione di gas fossile e petrolio già nel 2035 e al più tardi nel 2040.
  • Elettrificazione massiccia e accelerata in tutti i settori ed energia a prezzi accessibili per tutti; sviluppo di infrastrutture di mobilità elettrica e di ricarica a basso costo.
  • Nessun finanziamento pubblico da parte dell’UE o degli Stati membri per le infrastrutture che ci tengono bloccati in un sistema di combustibili fossili o che ostacolano l’elettrificazione con le energie rinnovabili. No alle esenzioni per emissioni di lusso.
  • Le misure di risparmio energetico sono essenziali.

Risolvere la crisi climatica creerà milioni di posti di lavoro. Inoltre, investimenti pubblici sostenibili nel risanamento degli edifici e nei sistemi di riscaldamento e raffreddamento rispettosi del clima porteranno a una riduzione dei costi abitativi (in Alto Adige più del 40% del bilancio familiare).

3 – Giustizia nella mobilità

La mobilità è responsabile di 1/4 di tutte le emissioni nell’UE. Questo significa che soprattutto le auto sono oggetto di critiche. Ma il trasporto privato ha in sé anche degli aspetti di ingiustizia. Ogni persona nell’UE spende 800 euro all’anno per la manutenzione delle strade, indipendentemente dal fatto che possieda o meno un’auto. In media, il possesso di un’auto costa 400 euro al mese. Eppure un’auto rimane ferma per il 96% del tempo e occupa del prezioso spazio pubblico. I ricchi usano l’auto quattro volte in più rispetto alla media delle persone. I SUV del mondo emettono una quantità di gas serra pari a quella dell’intera Germania. E non parliamo poi delle persone che il traffico lo subiscono. Noi dell’Alto Adige, paese di transito, sappiamo bene cosa significa (8 milioni di mezzi pesanti, 20 milioni di auto sull’A22 nel 2022).

Come possiamo uscire da questo paradigma? Si tratta di 1) decarbonizzare e 2) accelerare la transizione dal trasporto privato a quello pubblico, o da quello individuale a quello collettivo. Negli ultimi anni l’UE ha tracciato la strada per questo, basti pensare al divieto di immatricolazione dei motori a combustione dal 2035.

Inoltre, suggeriamo (alcuni esempi):

  • Un’offerta attraente: treni notte, trasporto di bici in treno, completamento della rete ad alta velocità e delle reti regionali, anche ai confini nazionali.
  • Creare incentivi, idealmente con un “biglietto-clima” a scala europea (es. in Austria: 3 euro al giorno – in confronto: un’auto costa 13 euro al giorno).
  • Facilitare il trasporto pubblico: biglietteria e prenotazioni centralizzate e multimodali, diritti integrati dei passeggeri.
  • Gestione della domanda: divieto di voli a corto raggio se esistono alternative; restrizioni sui jet privati.
  • Trasparenza dei costi: volare deve diventare più costoso che viaggiare in treno: tassa sul cherosene, IVA sui voli all’interno dell’UE, inclusione dei voli extra-UE nello scambio delle quote di emissioni.
  • Trasporto merci dalla strada alla ferrovia (30% entro il 2030).

4 – Pari opportunità

In Alto Adige in ogni classe c’è un bambino povero e altri 3-4 sono a rischio di povertà. La situazione non è diversa nel resto d’Europa. I bambini e i giovani poveri hanno molte meno opportunità di uscire dal loro milieu sociale e di raggiungere il benessere.
I bambini poveri hanno meno opportunità dei bambini ricchi, le ragazze hanno meno opportunità dei ragazzi, le donne hanno meno opportunità degli uomini.
Chi ha un passato da migrante ha meno opportunità di chi è nato nel Paese in cui vive.
Coloro che vivono con una disabilità hanno una vita più difficile e meno opportunità rispetto alle persone senza disabilità.
Chi non è eterosessuale, chi non si riconosce nel proprio genere, chi è asessuale o intersessuale, chi non si sente né maschio né femmina, o entrambi: tutti questi gruppi di persone hanno meno opportunità di altri.

In alcuni Paesi dell’UE, i diritti fondamentali all’uguaglianza e alla libertà non sono scontati. L’estremismo di destra si sta diffondendo, anche nella nostra Provincia, e agisce con slogan di discriminazione e disuguaglianza.

È necessaria una voce forte per sostenere la democrazia e i diritti civili.

Le nostre proposte concrete:

  • Un sistema fiscale a vantaggio dei gruppi vulnerabili
  • Salario minimo europeo e strategia contro la povertà
  • “Giustizia fiscale”: più alto è il reddito, più dovrebbe essere alta la quota che va a beneficio della collettività
  • Rinnovo della strategia per l’uguaglianza LGBTQIA+ per proteggere meglio le persone trans, intersessuali e non binarie e garantire i loro diritti in tutta l’UE
  • Diritto fondamentale all’autodeterminazione del proprio corpo nei trattati UE
  • Programmi per ridurre il divario retributivo di genere, per proteggere le donne dalla violenza e per la loro uguaglianza e rappresentanza.
  • Nella questione della migrazione: inclusione e solidarietà, invece di isolamento ed esclusione.

5 – La pace

C’è di nuovo la guerra in Europa, un fatto terribile che mi colpisce molto. Si tratta di una guerra di vecchio tipo, in cui un autocrate invade un Paese per impossessarsi di parti di esso. Come UE, abbiamo il dovere di aiutare l’Ucraina a difendersi. L’obiettivo primario è e rimane quello di riportare la pace in Ucraina. Ciò richiede anche la fornitura di armi per la difesa. Non si deve permettere che la guerra deragli. Se gli obiettivi cambiano, dobbiamo essere vigili. La prudenza è un approccio che deve essere coltivato anche nelle relazioni internazionali.

Principio: “Quidquid agis, prudenter agas et respice finem” (Qualunque cosa tu faccia, falla con saggezza e considera il fine). Bisogna anche saper uscire da una guerra.

Le nostre proposte sulla politica di sicurezza:

  • Nella guerra in Ucraina: aiuti umanitari, responsabilità, registro dei danni, ricostruzione.
  • In generale: mantenere il disarmo nucleare, dare priorità alla sicurezza civile, approccio pro-europeo.
  • Politica estera basata sui valori, incentrata sui diritti umani e femminista. La pace è più dell’assenza di guerra.
  • Prevenzione delle crisi (anche: giustizia climatica come prevenzione dei conflitti).
  • Unione europea della sicurezza con una politica di difesa moderna, efficace e orientata alle risorse.

N.B. Non c’è nulla di più antidemocratico, antiecologico e antisociale della guerra.

Il verde, l’ho verificato, è anche il colore della giustizia.
E comunque è il colore della speranza.
Verde significa la speranza della giustizia.
E l’Europa è la speranza per il mondo.

Brigitte Foppa, 13 maggio 2024

 

Programma completo scaricabile der Verdi Europei: https://europeangreens.eu/priorities/