Giunta Provinciale

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Marco Pappalardo promuoverà anche l’immagine dell’Alto Adige, ma soprattutto quella della Giunta provinciale

La nomina di Marco Pappalardo, finora capo della società di marketing IDM, a capo dell’ufficio stampa della Provincia, lascia un retrogusto amaro. E’ infatti davvero molto discutibile che a capo della comunicazione istituzionale della Provincia venga nominata una persona che non è giornalista, e che dunque non ha i requisiti di questa categoria professionale né soggiace ai codici etici cui è sottoposto il „Quarto potere“, ma un esperto di marketing.

Nessuno mette in dubbio la capacità di comunicazione di Marco Pappalardo: ha assunto la direzione di „Alto Adige Marketing“ dopo l’uscita di Christoph Engl 2013 e diretto l’attività di monitoraggio e la cura el mercato turistico – con buoni risultati. D’altra parte la campagna anche da lui curata per promuovere l’aeroporto di Bolzano è clamorosamente fallita.

Che Marco Pappalardo sia in grado gestire una informazione oggettiva sull’Alto Adige e sulle attività della amministrazione provinciale, che soddisfi gli obblighi di obiettività giornalistica e di devere di precisione è più che discutibile. Certamente, una migliore immagine del Sudtirolo, soprattutto a livello nazionale, è urgente. Non sarebbe auspicabile, tuttavia, che l’ufficio stampa provinciale, sotto l’accorta regia di Pappalardo, si trasformasse in una agenzia promozionale della Giunta provinciale. Allora, per sincerità, bisognerebbe cambiare anche il nome dell’agenzia – per esempio in IDM: Informazione Diretta dalla Maggioranza.

Noi Verdi quindi vediamo questa nomina come estremamente problematica e allo stesso tempo come un significativo indebolimento della professione giornalistica a vantaggio degli esperimenti “post-fattuali”.

Hans Heiss, Riccardo Dello Sbarba, Brigitte Foppa,  Consiglieri provinciali

BZ, 21. 3. 2017

Sanità: nessuna “grande riforma”, in compenso un direttore generale onnipotente.

Sul coordinamento tra sanità e sociale accolte due proposte dei Verdi

Dopo le agitazioni notturne, i lavori della IV Commissione legislativa si sono improvvisamente rasserenati e tra le 13 e le 16 sono state approvate le due leggi di riforma sanitaria (n. 118 e n. 119).

La montagna ha partorito un topolino burocratico e centralizzato: divisa al proprio interno tra interessi contrastanti, la maggioranza, in particolare la Svp, non è stata in grado di proporre la “grande riforma” che aveva promesso. Nei testi approvati, soprattutto in quello sulla “Struttura organizzativa del servizio sanitario provinciale” (n. 119), c’è poco sui bisogni e i problemi dei e delle pazienti. La tanto decantata “assistenza sul territorio” è ridotta a un articoletto di 15 righe, le due leggi non prevedono alcun nuovo investimento (di solito indispensabile per cambiare qualcosa) e il settore resta regolato da due diverse leggi, la 119/17 e la 7/2001. La Giunta provinciale non ha avuto neppure la forza di proporre un testo unificato per la sanità.

A dominare tutta la struttura della sanità sarà un onnipotente direttore generale, che fa tutte le nomine in tutti i settori e prende tutte le decisioni. A questa centralizzazione fa da debole contrappeso la sopravvivenza dei direttori di comprensorio, mentre la nuova “Unità centrale di governo clinico”, col suo direttore/direttrice e col “Collegio per il governo clinico”, crea una diarchia nel settore sanitario e contende il ruolo al direttore/direttrice sanitaria. Il risultato è un appesantimento della struttura, con ruoli sovrapposti e confusi.

Con oltre 30 proposte di modifica i Verdi hanno tentato alleggerire la struttura della sanità attraverso un sistema a tre colonne: sanità, assistenza e amministrazione.

Il direttore generale avrebbe fatto solo le nomine dei vertici aziendali, ma poi chi dirige la sanità avrebbe nominato e diretto la sanità e altrettanto sarebbe successo nel settore dell’assistenza.

In questo modo sanità e assistenza avrebbero goduto di piena autonomia e responsabilità. La maggioranza ha respinto questo modello, pur ammettendo che inizialmente esso fosse quello considerato più razionale.

In aula ripresenteremo queste proposte, per garantire almeno un maggior peso di sanità es assistenza nelle decisioni del direttore generale. Su alcune, se riformulate, l’assessora Stocker ha manifestato la sua disponibilità.

Due emendamenti proposti dai Verdi sono invece stati approvati dalla commissione in tema di valorizzazione del territorio e coordinamento tra sanità e sociale.

Grazie al primo emendamento, nella “Conferenza dei presidenti delle comunità comprensoriali” ci saranno anche due dirigenti dei servizi sociali comprensoriali, più il direttore della ASSB di Bolzano.

Grazie al secondo emendamento, sarà obbligatorio coordinare la programmazione sanitaria e quella sociale a livello provinciale.

Sull’annosa questione degli “ospedali con due sedi”, i Verdi hanno presentato un emendamento che prevedeva di garantire, entro questo schema, pari dignità, equilibrato sviluppo e decisioni condivise tra le due sedi, in modo da garantire la qualità e la continuità di entrambe, con attenzione particolare alle sedi minori (Silandro, San Candido e Vipiteno). L’emendamento verrà riproposto in aula.

Bolzano, 21.02.2017

Riccardo Dello Sbarba
Rappresentante del Gruppo Verde nella IV Commissione Legislativa

Legge elettorale provinciale: migliorarla è possibile

source: http://www.buergernetz.bz.it/vote/landtag2013/pre/downloads/mod12-StimmzetteFacsimile.pdf

Il 16 febbraio la proposta di legge elettorale della svp va in commissione legislativa. I Verdi presenteranno in quella sede 20 emendamenti che riprendono i temi già sollevati nella conferenza stampa della scorsa settimana.

  1. Nessun seggio ladino in più regalato alla svp.
    Se un/ ladino/a non viene eletto direttamente, il ladino o la ladina più votata deve prendere il posto dell’ultimo o ultima eletta della propria lista, non della lista di un altro partito: altrimenti il risultato del voto verrebbe alterato in modo intollerabile.
  2. Un vero limite alle spese elettorali
    Va bene limitarle al massimo di 30.000 per persona, ma questo limite deve essere vero: no alle scappatoie per le “cordate” che possono intestare le spese al partito (senza limiti).
  3. Una volta per tutte, divieto di fare campagna elettorale ad associazioni, sindacati e categorie.
    Abbiamo inserito questo divieto già nella legge regionale (e ne attendiamo la puntuale attuazione), adesso proponiamo di introdurlo anche nella legge provinciale, comprese le sanzioni per chi non lo rispetta.
  4. Facilitare il pluralismo democratico.
    Meno e non più firme per poter presentare una lista (350 invece di 500) e 8 candidature come soglia minima per la validità di una lista (invece di 24).
  5. Spazio alle donne
    Il sostanziale annullamento della quota rosa, contenuto nella legge svp, deve essere cancellato. Almeno un terzo delle effettive candidature deve essere riservato alle donne. È il minimo! Noi andiamo anche più avanti e proponiamo un rafforzamento della presenza femminile anche ai vertici della provincia, con una donne tra i due vicepresidenti (ma ciò garantisce anche gli uomini, il giorno in cui Presidente sarà una donna).

La discussione in commissione legislativa ci dimostrerà quanta modernità sul piano delle regole elettorali si vorrà concedere la nostra provincia.

Cons. prov.
Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hans Heiss

14.02.2017

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