Economia

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Approvato il CETA al Parlament Europeo: Il commercio equo deve avere lo stesso valore del libero scambio

Il Parlamento Europeo ha approvato ieri l’Accordo economico e commerciale globale (CETA) con il Canada. I parlamentari verdi hanno votato contro l’accordo di libero scambio perché in questi termini affossa i valori basilari di una economia ecologica, sociale e democratica.
D’altra parte, l’accordo commerciale con il Canada, partner transatlantico affidabile, avrebbe un grande potenziale e sarebbe potuto essere un buon esempio per altri accordi simili, liberi dal protezionismo, ma rivolti a condizioni eque per tutti i soggetti coinvolti.
CETA e altri accordi di libero scambio come il TTIP con gli USA non riguardano solo burocrati ed esperti, ma toccano profondamente cittadini e cittadine di tutta Europa, poiché riguardano i loro diritti di consumatori e consumatrici. Così un’iniziativa popolare diffusa in tutta Europa ha raccolto già tre milioni di firme contro il CETA.
La lotta contro il CETA non è però ancora conclusa. Nelle prossime settimane si esprimeranno in proposito i parlamenti regionali e nazionali. Le voci contrarie continueranno a esprimersi e a fare pressione per pretendere dei cambiamenti. Nel migliore dei casi, l’accordo verrà ridiscusso.

Cons. prov.
Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hans Heiss
16.02.2017

Supporto alle aziende che investono in mobilità elettrica

gruenes-auto-steckerGrazie all’approvazione dell’ordine del giorno presentato dai Verdi finalizzato al supporto alla mobilità sostenibile, la Giunta si impegna a a predisporre nel piano strategico per la mobilità sostenibile e nel bilancio provinciale delle misure e dei finanziamenti adeguati atti a sostenere quelle aziende che intendono passare a una mobilità più sostenibile con l’acquisto di veicoli elettrici.

Se il settore privato si muove in maniera parallela rispetto al pubblico perseguendo strategie interne ed esterne di mobilità sostenibile, il contributo contro il cambiamento climatico aumenta, così come l’effetto di sensibilizzazione sui singoli cittadini e cittadine.

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Cons. prov.

Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss

BZ, 16.12.2016

Il „Divestment“ approda anche a Bolzano

I fondi di investimento pubblici devono rinunciare alle azioni legate alle energie fossili e puntare invece su quelle pulite e climasostenibili.

© Thüringe Grüne Brigitte Foppa, Reinhard Bütikofer, Johanna Donà

© Thüringe Grüne
Brigitte Foppa, Reinhard Bütikofer, Johanna Donà

Una delegazione dei Verdi europei (EGP) si trova in questi giorni nella nostra provincia per valutare una possibile ammissione dei Verdi sudtirolesi nelle proprie fila. Abbiamo approfittato di questa visita per parlare di “divestment”, un tema a cui Reinhard Bütikofer (europearlamentare e co-portavoce dei Verdi europei) si dedica da tempo. Ieri sera, 20 settembre 2016, interessati/e hanno potuto capire di cosa si tratta e partecipare a una bella discussione in proposito nella Casa Kolping a Bolzano.

Con “divestment” si intende l’uscita dagli investimenti nel settore dell’energia fossile. Questo movimento per la protezione del clima, nato da pochi anni, si sta lentamente diffondendo e unisce riflessioni etiche a strategie finanziarie per quello che riguarda la questione energetica. Non possiamo infatti frenare il cambiamento climatico e il riscaldamento della Terra, se continuiamo a investire i nostri soldi in energie fossili. Questa contraddizione diventa sempre più chiara e già associazioni, consorzi, istituzioni pubbliche e religiose iniziano a cambiare la tipologia dei loro investimenti. Tale presa di coscienza viene affiancata anche dai grandi gruppi economici che iniziano a dubitare della sensatezza degli investimenti economici nelle energie fossili. Il potenziale di CO2 contenuto nelle riserve di petrolio, gas e carbone non lascerà indifferenti i mercati finanziari. Se dobbiamo raggiungere gli obiettivi climatici – come è stato ribadito con forza dagli Stati anche durante l’ultima Conferenza sul clima di Parigi – allora una buona parte delle riserve fossili deve restare nel terreno. Ma più si investirà nelle energie fossili, più grande diventerà il pericolo di una “carbon bubble”, una “bolla del carbonio”, che ancora sta gonfiando i mercati finanziari e che prima o poi rischia di scoppiare. Questo fa sì che gli “investimenti fossili”, non solo non siano più sostenibili (non lo sono mai stati), ma anche sempre più a rischio. Grandi gruppi come Rockefeller e Allianz ne hanno già preso atto, così come grandi città (Stoccolma, Oslo, Bristol, Berlino…) e anche i fondi statali norvegesi. È compito di ogni persona, Comune, Provincia, Regione prendere atto di questa contraddizione intrinseca e di tale rischio – così Bütikofer – e iniziare così a “disinvestire”, cioè indirizzare gli investimenti su altre tipologie di energia.

Per il Gruppo verde in Consiglio provinciale e regionale, Brigitte Foppa ha anche presentato due interrogazioni, grazie alle quali abbiamo potuto esaminare gli investimenti nelle energie fossili a livello provinciale e regionale. Questi sono presenti essenzialmente in PensPlan Centrum S.p.A. nel cui portfolio si trovano tra 1,5 e 2% di azioni indirizzate ai settori di petrolio, carbone e gas. Inoltre, tramite Medio Credito, la Provincia ha partecipazioni in Alto Garda (6%), Enercoop (15 %) e Dolomiti Energia (0,27%). La Autostrada del Brennero S.p.A. da parte sua partecipa per il 52% alla Auto Plose Sadobre Srl.

Chiederemo quindi di rinunciare anche a queste partecipazioni. In questo modo la Provincia potrà rafforzare la sua strategia per la protezione del clima e la Regione potrà minimizzare il rischio finanziario. In un modo o nell’altro si tratta dei nostri soldi e del nostro futuro.

Bolzano, 21.09.2016

Brigitte Foppa, Hans Heiss, Riccardo Dello Sbarba

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