Economia

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Mercatini di Natale: superati i limiti del sostenibile

L’ultimo fine settimana ha stabilito nuovi record per i mercatini di Natale dell’Alto Adige: le città della provincia sono state invase da centinaia di migliaia di visitatori, migliaia di auto, autobus e camper hanno intasato strade e parcheggi.

I commercianti, gli operatori degli stand e gli albergatori non hanno motivo di lamentarsi, perché stavolta le casse si sono davvero riempite.

Ma molte normali cittadine e cittadini si lamentano del trambusto e della folla. Non è solo un fastidio superficiale, ma la meditata certezza che le città e gran parte del territorio non “appartengano” più a loro e che l’atmosfera dell’Avvento sprofondi definitivamente nel caos del consumismo.

Infatti:

  • I cittadini e le cittadine che non traggono profitto dagli affari natalizi sono drasticamente limitati nella loro mobilità e nella qualità della vita;
  • L’inquinamento atmosferico che già cresce d’inverno è ulteriormente aggravato dal traffico di migliaia di camper e autobus;
  • L’autostrada congestionata da Vipiteno a Verona diventa un’enorme fonte di emissioni nocive;
  • I costi del controllo del traffico e dello smaltimento dei rifiuti gravano sulla comunità, mentre i benefici vanno solo a un numero limitato di persone.

In queste condizioni, le richieste di una terza corsia autostradale, come proposto dal capo degli impianti di risalita Paolo Cappadozzi e appoggiate dal direttore dell’A-22 Pardatscher, non sono solo incomprensibili, ma addirittura ciniche.
Dopo un fine settimana come l’ultimo, che ha fortemente limitato la qualità della vita e la mobilità di molti cittadini e cittadine, la questione dei limiti di questo caos non è più rinviabile.
Ridurre questo orrore dell’avvento nei prossimi anni è un accorato desiderio di molte persone, che non riconoscono più il loro ambiente di vita in fine settimana come l’ultimo e devono pagare per il disordine senza che aver potuto esprimere la propria opinione in merito.

Bolzano, 11.12.2017

Brigitte Foppa
Hans Heiss
Riccardo Dello Sbarba

Con l’estate 2017 il turismo va a mille

Il previsto record annuale ci dà l’occasione per cambiare rotta

Alla fine della stagione 2017 il turismo sudtirolese ha ottenuto un altro record: grazie all’estate fortissima con 20,4 milioni di pernottamenti, l’intero anno 2017 supererà con agilità i 33 milioni. Il trend è sicuramente una buona notizia per l’occupazione e le aziende turistiche, per l’artigianato, i rifornitori e l’edilizia.
L’estate da record del 2017, con un aumento di pernottamenti del 3,4%, dopo il balzo dell’estate 2016 (+7,9%), dà sì grandi soddisfazioni, ma pone l’Alto Adige con forza davanti a noti punti interrogativi.

Siamo ben raggiungibili, purtroppo con i mezzi sbagliati
Anche il 2017 da record smentisce le lamentele sulla difficile raggiungibilità dell’Alto Adige. Mai come ora, nonostante l’assenza dell’aeroporto, arrivano così tanti turisti, che hanno scelto la nostra provincia come meta proprio a causa dei pericoli intrinseci a viaggi aerei e internazionali. Purtroppo l’85% degli ospiti ci sono arrivati con la propria automobile invece che non le possibilità sicuramente limitate dei mezzi ferroviari.
Il flusso di traffico legato al turismo è una questione chiave per il futuro ed ancora senza risposta. Il numero degli ospiti cresce, mentre la durata del soggiorno cala, ormai sotto i 4 giorni. Per questo presto avremo bisogno non solo di nuovi sistemi di trasporto, ma di una vera e propria rivoluzione dei trasporti. Perché altrimenti non sarà solo la qualità di vita e essere messa sotto pressione nei periodi di alta stagione, ma anche la fama dell’Alto Adige come regione quiete e relax.

Più qualità invece di ulteriore crescita
L’Alto Adige/Südtirol è, insieme al Tirolo, la provincia con la più alta intensità turistica di tutto l’arco alpino. Da nessun’altra parte ci sono così tanti turisti in relazione alla popolazione come da noi. Un’ulteriore crescita non è più sostenibile, nemmeno dal punto di vista del numero dei letti. Tra il 2016 e il 2017 sono stati costruiti più di 260.000 metri cubi in strutture turistiche nuove o riqualificate. La cosa corrisponde a 250 case monofamiliari o al centro di Bolzano. Se il boom di nuove strutture alberghiere continua così, il settore turistico rischia di segare il proprio il ramo.

Accanto all’ondata di investimenti abbiamo bisogno di modelli diversi
Il settore delle funivie fiuta grandi possibilità per nuovi collegamenti e aree sciistiche:  Sesto-Sillian, Valle lunga, Klausberg-Speikboden, Vipiteno/Monte Cavallo sono solo alcuni degli ampliamenti in progetto.
Il “turismo dolce” sembra invece ormai in estinzione. Ma è una valutazione errata: già ora cresce il numero delle persone che apprezzano e cercano un’offerta turistica rispettosa del clima, del paesaggio e delle culture. Intere vallate come la Val di Funes dimostrano come si possa sviluppare una tipologia di turismo che attira ospiti interessati alla sostenibilità, alla salute e alla regionalità.

La crescita obbliga il turismo a nuove responsabilità
Il turismo in Alto Adige/Südtirol dovrebbe restare un player potente, ma limitato. La questione del limite massimo e della sostenibilità per persone e ambiente deve essere posta con maggiore decisione: con il previsto traguardo di 33 milioni di pernottamenti, grazie all’estate 2017 da record, il limite massimo è in vista.
Il futuro dell’Alto Adige/Südtirol è anche nelle mani di altri settori, come quello industriale, che con un più basso utilizzo di risorse e posti di lavoro qualificati genera un alto valore aggiunto.
Il turismo invece, nonostante tutto il successo, è un prodotto maturo che guadagna solamente da una autolimitazione.
E infine: il territorio turistico dell’Alto Adige, che approfitta così tanto delle conseguenze del terrorismo dell’insicurezza, deve dare una migliore prova di sé nell’accoglienza e assistenza ai profughi, rispetto a quanto fatto fin’ora. Alcune roccaforti turistiche, che di solito si vantano di grande ospitalità e disponibilità di posti letto, in questo ambito dimostrano una rigidità spaventosa.

01.12.2017

Hans Heiss
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa

Giornata mondiale del turismo: tre domande per lo sviluppo dell’Alto Adige

L’odierna Giornata mondiale del turismo arriva in un periodo molto positivo a livello europeo, in cui Italia, Spagna e Grecia, ma anche l’Europa centrale possono vantarsi di cifre di pernottamenti strabilianti. Anche l’Alto Adige è nel pieno di questo trend con numeri da record grazie al periodo di grande prosperità e al fatto di essere tra le mete turistiche politicamente sicure.

Guadagni, posti di lavoro e investimenti tengono molti esercizi turistici a un livello costantemente alto, sostenuto spesso da una qualità eccellente delle aziende in tutti di range, dalle ferie sul maso agli hotel di lusso.

Tre punti di domanda però intorbidiscono lo sviluppo turistico sudtirolese:

  • Il numero dei posti letto è in continua crescita. Secondo l’ASTAT è salito in un anno da 220.595 (2016) a 222.605 (2017), cosa che fa temere una “bolla dei letti”. Questa crescita esplosiva porta all’iper-capienza che mette man mano all’angolo soprattutto le piccole aziende familiari.
  • Il settore turistico cerca disperatamente personale che però, soprattutto nelle zone rurali, è diventata cosa rara. La mancanza di personale in quasi tutti i settori economici obbliga anche il turismo a porre un limite al più presto a un’ulteriore espansione.
  • L’ambiente e la qualità di vita dell’Alto Adige soffrono visibilmente di questa volubile crescita: la slavina di traffico individuale è spaventosa anche a causa del turismo, soprattutto sulle strade di transito e dei passi; il consumo di suolo da parte di nuovi hotel con grandi superfici esterne (hotel a quattro stelle nel 2016: 443; fin’ora nel 2017: 464) e anche attraverso nuovi impianti di risalita è enorme; il costo della vita cresce anche a causa dei prezzi turistici gonfiati.

Non c’è quindi da meravigliarsi se in Alto Adige il 21,6% delle persone teme una svalutazione del paesaggio a causa del turismo (secondo i dati dell’ASTAT). Insieme al Trentino è il dato più alto tra tutte le regioni e province italiane (valore medio: 15,7%). In questo modo le cittadine e i cittadini ci dicono in modo sempre più chiaro che anche per loro è troppo.

Bolzano, 27. 09. 2017

Hans Heiss, Brigitte Foppa e Riccardo Dello Sbarba, Cons. prov.

 

 

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