Autonomia

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Doppia cittadinanza o doppia strategia?

L’atteggiamento ballerino della SVP sulla doppia cittadinanza è un flirt rischioso con i secessionisti.

La lettera firmata da 19 consiglieri al governo austriaco sulla doppia cittadinanza ha fatto scalpore… non tanto per i contenuti, quanto piuttosto per la strana alleanza tra l’estrema destra, parti della SVP e Paul Köllensperger.  A questa proposta i Verdi hanno sempre posto alcune questioni problematiche:

  • Chi ne avrebbe diritto? Sono i cittadini e le cittadine di lingua tedesca, o anche quelli/e di lingua ladina o italiana? Questa domanda spaccherebbe la nostra società.
  • In Austria si porrebbe invece la domanda: quali altri gruppi austriaci all’estero ne avrebbero diritto?
  • Tutto porterebbe a un effetto domino contrario agli obiettivi europei di una forte identità europea con diritti civili solidi.

I Verdi sono convinti che, in quanto territorio plurilingue, l’Alto Adige e altre regioni simili abbiano bisogno di uno status speciale per poter garantire una convivenza pacifica. E per questo riteniamo irrinunciabile rafforzare e sviluppare la cittadinanza europea . Noi Verdi continuiamo a impegnarci per una Europa multilingue e pacifica. L’Italia e l’Austria potrebbero davvero sviluppare in Alto Adige/Südtirol il modello esemplare per una nuova cittadinanza europea.

Hans Heiss

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Castel Firmiano: contraddizioni di una manifestazione – e cosa ci dicono per l’oggi

60 anni da Castel Firmiano: contraddizioni di una manifestazione – e cosa ci dicono per l’oggi

Il 17/11/1957 a Castel Firmiano resta una data di riferimento per l’Alto Adige. Circa 35.000 persone, donne e uomini, espressero con la loro presenza e l’accoglienza entusiasta dell’appello di Magnago „Los von Trient!“ i loro desideri di libertà: la maggior parte di loro volevano sottrarsi al controllo oppressivo di Roma e delle Regione e chiedevano autonomia. Molti speravano in un „Los von Rom!“ e nell’autodeterminazione, gruppi più piccoli intorno a Luis Amplatz erano addirittura pronti a ricorrere alle armi.
L’impressionante manifestazione di Castel Firmiano non è semplicemente espressione di una volontà popolare compatta e priva di fratture, ma vi si possono individuare diversi livelli e forti contraddizioni. Sei aspetti principali caratterizzarono l’evento:

  1. Il desiderio di liberazione dalla pressione statale prese grande forza dopo 35 anni di fascismo prima e centralismo poi.
  2. Il controllo inflessibile da parte della maggioranza DC sulla Regione con pochissime competenze per la Provincia di Bolzano svuotò le promesse d’autonomia del 1946 e 1948, tanto da rendere assolutamente adeguata la reazione „Los von Trient!“.
  3. Dietro le parole „Los von Trient!“ si celavano anche la spinta verso l’autodeterminazione e la disponibilità all’uso della violenza di una minoranza.
  4. Dal punto di vista sociale, la manifestazione fu anche un inalberarsi contro decenni di discriminazioni, fu espressione del forte sentimento di ingiustizia e di mancanza di prospettive accumulato in Alto Adige, che allora era una delle regioni più povere delle Alpi.
  5. Dal punto di vista politico, Castel Firmiano mise Roma sotto pressione e impressionò l’opinione pubblica italiana; ma costrinse anche l’Austria e il governo di Vienna a un atteggiamento più incisivo.
  6. Dal punto di vista partitico la manifestazione fu una dimostrazione di forza della nuova dirigenza SVP con il nuovo Obmann Magnago e i registi occulti Hans Dietl, Franz Widmann e altri „inarrestabili“, che nel maggio 1957 con un colpo di mano avevano preso il controllo della SVP contro la direzione di Erich Amonn, Josef Raffeiner e Toni Ebner.

Castel Firmiano fu un successo per lo più inaspettato: non solo le richieste della SVP ottennero grandissimo peso, ma allo stesso tempo per la prima volta nel dopoguerra e dopo il 1946 si espresse con grande forza il desiderio di partecipazione da parte delle cittadine e dei cittadini.

Questo intenso desiderio venne presto frenato: la SVP seppe benissimo sfruttare la pressione della base, ma preferì ridimensionare per quanto possibile la partecipazione e la volontà popolare.
La successiva soluzione della questione sudtirolese venne affidata a politici della statura di Magnago e Moro e di altri che portarono avanti l’autonomia sudtirolese singolarmente o a piccoli gruppi. La “volontà popolare” poté balenare solo per un breve momento, una larga partecipazione rimase sempre imbrigliata nei giochi di potere della dirigenza SVP.

Castel Firmiano fu un segnale importante per un cambiamento della politica altoatesina verso un’autonomia sempre più ampia. Gli sviluppi successivi alla grande manifestazione mostrano però anche il ruolo limitato della sovranità popolare in Alto Adige/Südtirol e rendono evidenti gli stretti confini della democrazia reale nella nostra provincia. Castel Firmiano rappresenta quindi anche un monito per una maggiore valorizzazione della partecipazione democratica, che dovrebbe essere qualche cosa di più di una mera stampella, pur solida, all’operare autonomo delle élites politiche.

Cons. prov. Hans Heiss, Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba

BZ, 16. 11. 2017

Consultazioni in Veneto e Lombardia: forte segnale democratico, risultato ambiguo

La consultazione popolare sull’autonomia in Veneto e Lombardia si è conclusa con una notevole partecipazione popolare, rispettivamente del 60% e del 39%. Un risultato, impressionante per il Veneto e considerevole per la Lombardia, che dà adito a interpretazioni in due diverse direzioni. Di un fatto non si possono avere dubbi: è stato espresso un chiaro desiderio di più autonomia rispetto a Roma e la cosa è da prendere sul serio.

  • Non il modello della secessione perseguita dalla Catalogna, ma più autonomia, competenze e mezzi finanziari sono notoriamente gli obiettivi a medio termine dei promotori di questa consultazione popolare. Dopo il referendum centralista di fine 2016, il vento è cambiato e all’ordine del giorno si ritrova un nuovo modello di federalismo sostenuto trasversalmente. Dal punto di vista sudtirolese osserviamo in modo positivo questa evoluzione. D’altra parte autodeterminazione e secessione non sono più un tema nemmeno per la Lega, la qual cosa dovrebbe smorzare notevolmente l’euforia dei supporter pro-secessione sudtirolesi. La strategia soft perseguita in Lombardia e Veneto è anche una conseguenza della situazione catalana, dove il il separatismo rischia di fallire non solo a causa della testardaggine e durezza brutale di Madrid, ma anche a causa della propria incapacità al compromesso.
  • Anche se si può vedere in modo positivo il nuovo slancio per un federalismo riformato e solidale, non possiamo illuderci sulle vere motivazioni delle Lega. La consultazione rappresenta anche un tentativo di smarcarsi dalla solidarietà verso altre regioni, prime fra tutte quelle del Sud e di lanciare una politica del „Lombardo-Veneto first!“. Nella prossima campagna elettorale per la rielezione del Parlamento, i toni pacati di Maroni e Zaia verranno presto coperti dagli slogan anti-immigrati e di „Roma-Ladrona“.

Perciò, dal punto di vista altoatesino, la via verso maggiore autonomia attraverso le consultazioni popolari previste dalla Costituzione può essere considerata molto positiva. Allo stesso tempo però dobbiamo guardare con attenta precauzione anche al lato problematico della medaglia, quello della politica leghista.

Bolzano, 23. 10. 2017

Brigitte Foppa e Tobe Planer, co-portavoce
Hans Heiss e Riccardo Dello Sbarba, Cons. prov.

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