Agricoltura

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La denuncia di Schuler: inaccettabile e avventata

I media riferiscono che l’assessore Schuler ha denunciato l’Umweltinstitut di Monaco e Alexander Schiebel per diffamazione.

Si tratta di una decisione inaccettabile. E a dir poco avventata.

Inaccettabile perché entrambi i soggetti denunciati hanno criticato – forse in modo drastico, un po’ esagerato e non condiviso da tutti – un aspetto che in Alto Adige è realtà: la maggior parte dell’agricoltura sudtirolese utilizza effettivamente pesticidi chimico-sintetici. L’assessore all’agricoltura dovrebbe essere garante per la diversità delle opinioni nel campo dell’agricoltura e non dovrebbe schierarsi da una parte sola – anche se forse questa scelta potrebbe essergli elettoralmente utile.

Inoltre Schuler, che ha dimostrato in altre occasioni di saper svolgere una apprezzabile funzione moderatrice, dimostra qui una certa miopia politica. Con questo provvedimento incentiva proprio quella polarizzazione di posizioni che finora lui stesso ha sempre cercato di evitare. La polarizzazione divide ed è controproducente.

Peccato che Arnold Schuler sia caduto nella trappola della provocazione, invece di prendere spunto anche dalle critiche più aspre per individuare strade nuove e rivolte al futuro.

Bolzano, 29.09.2017

Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hans Heiss

Solidarietà a Ägidius Wellenzohn – il mondo politico e il Bauernbund devono prendere le distanze dagli avvelenamenti.

Da quanto ci è dato sapere, il coltivatore di mele Ägidius Wellenzohn, un coltivatore biologico impegnato della Val Venosta, è stato vittima da poco dell’avvelenamento sistematico dei suoi campi con il glifosato. Wellenzohn, che da ormai 30 anni coltiva esclusivamente con metodo biologico e si impegna per Malles libero da pesticidi, ha dovuto constatare durante le prove di deriva che la sua coltivazione è stata attaccata in maniera sistematica e mirata con il famoso e velenoso pesticida.

Un’aggressione così subdola e cattiva è da condannare con grande decisione. Chi mina l’esistenza e l’impegno di un coltivatore e procede con una volontà distruttiva di questo tipo, deve essere guidato da una cattiveria estrema. Una tale azione non deve avere solo conseguenze giuridiche e di risarcimento danni, ma va chiaramente condannata da parte della politica e delle associazioni di categoria, primi fra tutti l’assessore competente e il Bauernbund.

L’assessore Schuler e il presidente del Bauernbund Tiefenthaler devono avvertire urgentemente che con azioni di questo tipo, così come con attacchi avvenuti a Parcines in agosto, si supera una linea rossa. Chi si schiera contro orsi e lupi, deve impegnarsi anche contro la natura selvatica degli uomini che sfogano il loro odio nei modi più velenosi, nascondendosi nella notte e nella nebbia.

Bolzano, 25.09.2017

Hans Heiss

Brigitte Foppa

Riccardo Dello Sbarba

Ritorno del lupo: le misure di prevenzione ci sono, ma in Alto Adige nessuno le adotta

La conferma ora è ufficiale: sebbene esistano misure efficaci per prevenire gli attacchi del lupo alle greggi e che esse siano finanziate generosamente dalla Provincia, in Alto Adige finora nessuno ne ha adottato neppure una. Sono queste le conseguenze della campagna su un’impossibile “provincia libera da lupi e orsi”. Ma così si moltiplicano solo le illusioni, i danni alle greggi e il ritardo rispetto al resto d’Europa.

La conferma è arrivata in una risposta dell’assessore Schuler a un’interrogazione del gruppo Verde. L’assessore elenca cinque misure preventive a disposizione: l’accompagnamento da parte di un pastore, le recinzioni mobili elettriche, i deterrenti sonori, l’impiego di lama o asini che reagiscono alla presenza del lupo, cani da guardia di specie particolari.

Queste misure sono coperte da un finanziamento provinciale del 70% della spesa, che può diventare totale nel caso di progetti in regia diretta concordati tra allevatori e Provincia. Per le emergenze, i recinti elettrificati sono prestati gratuitamente dalla Provincia e sempre gratuitamente l’ufficio caccia e pesca fa servizio di consulenza.

Stupisce dunque che nessuna di queste misure, neppure quelle immediatamente utilizzabili come recinti e deterrenti sonori, sia stata finora adottata in provincia di Bolzano.
L’Assessore ci comunica infatti che “finora non sono state inoltrate richieste all’ufficio competente”, a parte un solo prestito di un recinto elettrificato a Corvara, ma chiesto da un pastore “di origine non altoatesina”. L’eccezione che conferma la regola di un sostanziale rifiuto a prepararsi al ritorno anche sul nostro territorio dei grandi predatori.

Consigliamo alle associazioni di categoria e in particolare al Bauernbund di invitare gli allevatori ad adottare una strategia intelligente e praticabile per prepararsi all’inevitabile ritorno anche sul nostro territorio dei grandi predatori.
Ogni giorno perso nell’adozione di misure preventive si trasforma in un danno enorme per gli stessi allevatori, immediato e soprattutto futuro.

Qui puoi scaricare l’interrogazione e la risposta.

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss

Bozen, 19.09.2018

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