Si doveva evitare!

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Il tragico incidente alla stazione di Bolzano è sintomo di una emergenza profughi ormai cronica

fiocco neroLa triste notizia a momenti passava quasi inosservata: la scorsa notte un giovane eritreo è morto alla stazione di Bolzano travolto da un treno. I dettagli devono ancora essere chiariti, ma già da ora risulta chiaro che questo tragico incidente si è verificato anche a causa del fallimento delle politiche rivolte all’immigrazione e all’accoglienza profughi e all’incapacità del gestore delle ferrovie a controllare e mettere in sicurezza il proprio areale.

Da settimane le forze dell’ordine, così come i volontari e le volontarie e i semplici osservatori constatano come la situazione soprattutto a Bolzano stia degenerando. Sulle scale della stazione si raccolgono ogni notte rifugiati senza dimora, altre persone dormono sulle soglie delle case, sotto i ponti o in altri luoghi più o meno pericolosi all’addiaccio. Le sistemazioni per l’emergenza freddo sono accessibili solo negli orari notturni e a condizioni assurde come l’obbligo di presenza dalle ore 21 e il limite a usufruire del servizio per un massimo di 20 notti.

L’emergenza freddo è stata spostata lontano dal centro della città e sistemata nei magazzini della zona industriale: per chi decide di ripararsi lì ci sono scarse informazioni e soprattutto nessun trasporto o bus navetta a disposizione. È già successo che persone indirizzate all’ex Alimarket poi non vi siano mai arrivate.

Il diritto internazionale garantisce, fin dal primo giorno della domanda di asilo, il diritto a essere accolti dal paese ospitante. E tra i doveri umanitari è compreso l’aiuto e l’assistenza nell’emergenza e nel bisogno. La Provincia di Bolzano e il Commissariato del governo hanno chiuso gli occhi troppo a lungo di fronte alle centinaia di richiedenti asilo che con mezzi propri raggiungevano Bolzano, e adesso è evidente che il sistema ha troppe falle. Tra le altre cose, la Giunta fa riferimento all’adempimento del contingente statale, ma le liste dei presenti non vengono aggiornate e quindi il conteggio in realtà non torna.

Indipendentemente da calcoli e tabelle però, il fallimento di una società e delle sue istituzioni emerge anche da fatti tragici come quello di questa notte, quando le persone cercano di fuggire aggrappandosi ai treni merci. Porsi delle domande, guardare bene, aiutare (invece di perdersi in calcoli) sarebbe la  cosa più urgente da fare.

 

Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hans Heiss

Bolzano, 22.11.16

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