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Parco dello Stelvio: la politica preferisce le bandiere

Riccardo Dello SbarbaLa commissione dei 12 ha varato una bozza di nuova norma di attuazione che ora è all’esame dei ministeri. Momento opportuno, dunque, perché anche il Consiglio provinciale si esprima. Per questo avevamo presentato una dettagliata mozione in difesa delle piante, degli animali e del paesaggio unico e meraviglioso del Parco.
La norma di attuazione prevede la delega dell’amministrazione del Parco alle Province di Bolzano e Trento e alla Regione Lombardia. Fin qui tutto bene. Tuttavia mette in serio pericolo la tutela del patrimonio naturale del Parco poiché affida alle tre amministrazioni, in forma separata, la decisione sui confini, sulle tutele, sulle regole e sul piano del Parco, che ognuno deciderà da sé per il proprio territorio. Uno spezzatino di un territorio a “tutele variabili”. Di un parco degno di questo nome non resta molto.
La nostra mozione voleva invece rafforzare il carattere unitario del Parco nazionale dello Stelvio, attraverso un piano unico e unitario per tutto il Parco e un organismo anch’esso unitario che lo approva, il previsto Coordinamento implementato con una più forte rappresentanza delle associazioni ambientaliste e della comunità scientifica. Nella bozza della Commissione dei 12, invece, il coordinamento ha funzioni solo consultive e su 12 membri solo uno rappresenta gli ambientalisti, tutti gli altri le amministrazioni.
La discussione che ne è seguita ieri 14 maggio in Consiglio è stata kafkiana. Si parlava di “Parco nazionale dello Stelvio” e su quale concetto si sono accapigliati consiglieri e consigliere? Non su “Parco”, ma su “Nazionale”! Eva Klotz e Alessandro Urzì hanno furiosamente litigato sull’appartenenza nazionale e sull’autodeterminazione, Zimmerhofer ha proposto la fusione col Nationalpark Hohe Tauern, che ha un solo difetto: è piuttosto lontano dallo Stelvio (noi proponevamo un parco europeo transfrontaliero allargando lo Stelvio ai confinanti parco della Svizzera e all’Adamello-Brenta).
Anche la Svp si è dedicata a questo depistaggio: per Steger e Teiner con la provincializzazione si sarebbe superata la ferita (il parco nacque nel 1935) ben rappresentata dal termine “nazionale”. Peccato che nella norma approvata anche dalla SVP l’unica cosa a rimanere invariata è proprio la denominazione: “Parco NAZIONALE dello Stelvio”.
E così aquile, camosci e larici secolari hanno fatto le spese dell’ottusità di una politica capace solo di guardare indietro. Tra natura e bandiere, la politica preferisce le bandiere.

Bolzano Bozen, 15.5.2014

 

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