Questione di equilibri

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gleichgewichtIl Referendum Costituzionale è alle porte e mi trovo stranamente a invidiare tutte le persone in grado di comunicare in maniera chiara e univoca come voteranno domenica prossima. Anch‘io vorrei avere la stessa convinzione. Purtroppo però non è così.
Da punto di vista dei contenuti non ho dubbi su come voterei. Perfino i sostenitori concordano nel dire che si tratta di uno dei tentativi di riforma peggiori di tutti i tempi (anche solo dal punto di vista formale). Perfino la campagna di promozione più costosa non riesce a coprire il fatto che si tratta di una medicina sbagliata per una falsa malattia. Il fatto che sia collegata a una legge elettorale scandalosa provoca a tutti gli elettori e le elettrici di centro-sinistra un gran mal di pancia.
La conclusione all’inizio: non si può approvare questa riforma e chi lo fa, lo fa nella gran parte dei casi non sui fatti, ma su riflessioni politiche. Anche chi non si identifica con le politiche di Renzi, soffre all’idea delle possibili alternative: strilloni populisti, aizzatori xenofobi, nullità di destra, galli di sinistra… la scena politica italiana non offre un bello spettacolo. Renzi ha camuffato la sua inguardabile riforma con una grande operazione di marketing e ha trasformato il referendum in un voto di fiducia sulla sua persona. Questa trama però ci mette in un bel dilemma. Da un lato perché coloro che rifiutano i contenuti della riforma in questo modo fanno il gioco di quelli che non hanno niente di meglio da offrire, con ancor meno correttezza e sicurezza rispetto a un PD che con tutti i suoi difetti è ancora da ritenere una forza quanto meno progressista. Dall’altra perché l’analisi dei contenuti della riforma è diventata del tutto secondaria. E la cosa è ancor più spiacevole, visto che in un referendum si dovrebbe essere liberi di decidere proprio nel merito delle cose. Questa politicizzazione forzata, riguardo proprio il testo più importante della nostra democrazia, è molto grave e lascerà il segno anche sui prossimi appuntamenti elettorali.
Se vediamo la democrazia come un complesso gioco di equilibri, allora vedremo in questa riforma una cascata di elementi destabilizzanti che ci devono far drizzare le orecchie. In una democrazia esistono degli equilibri ben oliati tra le forze e su vari livelli che mantengono bilanciati il potere e il controllo: più forte è delineato il potere, più affilati devono essere i meccanismi che lo controllano.
La riforma Renzi-Boschi, collegata alla legge elettorale Italicum, nasconde molte insidie. Cerca infatti di risolvere la debolezza endemica delle forze politiche italiane con un aumento del potere costruito in modo artificiale. Il Senato viene depotenziato e delegato a sindaci e consiglieri regionali, i quali dovranno in poco tempo prendere posizione sulle leggi di bilancio dello Stato. La Camera, dopata da un premio di maggioranza esagerato, avrà il potere di nominare i Giudici delle Corte Costituzionale e così proprio una di quelle istanze che dovrebbero garantire il controllo. In tempi di populismo è un pericoloso spostamento degli equilibri.
Lo stesso si può osservare se parliamo di efficienza e sussidiarietà. I progressi ottenuti nel 2001 con grande fatica verso un federalismo dello Stato italiano, vengono annullati con la scusa dell’inefficienza delle amministrazioni locali. Eppure sussidiarietà e federalismo sono dei sistemi sperimentati con successo in tutte le grandi democrazie del mondo. Anche qui vale il discorso degli equilibri: più forte è uno stato centrale, meglio deve essere assicurata la responsabilità degli enti periferici. Ma la riforma toglie poteri alle Regioni secondo la logica di una migliore efficienza. Chi ha mai avuto occasione di entrare in un ministero a Roma, troverà arduo a immaginarselo un luogo deputato all’efficienza.
Se zoomiamo lo sguardo verso di noi, possiamo occuparci finalmente anche con gli equilibri della nostra realtà, seguendo forse il principio “più amministrazione autonoma, più partecipazione nei processi decisionali”. Questa riforma potrebbe avere delle ricadute negative anche sulla nostra autonomia e non riesco molto a capire la tranquilla fiducia della Volkspartei. Ma accanto al solito gioco “noi contro l’Italia” dovremmo guardare alla nostra democrazia interna, a cui non si è nemmeno fatto cenno nel corso di questa campagna elettorale… eppure sono in atto grandi manovre di regia intorno alla nostra autonomia: sono in corso trattative con lo Stato, i presidenti delle due province sembrano essersi accordati sul futuro della Regione e ci sarebbe pure un gruppo di persone che nel loro tempo libero si incontrano per discutere sul futuro dell’autonomia in quel processo che chiamiamo Convenzione. La visione su quale direzione si debba andare e sucome debba diventare la nostra democrazia è ancora molto oscura e nebulosa… e non abbiamo usato la discussione sul referendum per confrontarci in proposito e fare chiarezza.
Questo referendum è quindi una opportunità persa. La Costituzione deve essere rinnovata e sarebbe potuto essere un apice della storia democratica. La grande partecipazione ai molti dibattiti organizzati su questo referendum mostrano che le persone si sentono chiamate in causa. Stiamo davvero vivendo un bel momento di cittadinanza attiva. Lo spettacolo che stanno dando i leader politici italiani è invece una tragedia.
Chiedo dunque di poter decidere in piena libertà semplicemente nel merito della questione referendaria, senza dovermi preoccupare dei giochi di potere che non hanno nulla a che vedere con il quesito. In questo senso mi aggrappo alla nostra cara vecchia Costituzione, la quale nell’articolo 1 dichiara in modo inequivocabile che: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Appunto.

29.11.2016

Brigitte Foppa

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