Parco nazionale dello Stelvio

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MOZIONE

Garantire la configurazione unitaria del Parco nazionale dello Stelvio

Cascate_Saent_WasserfallIl Parco nazionale dello Stelvio è uno dei più antichi parchi naturali italiani. È nato allo scopo di tutelare la flora, la fauna e le bellezze del paesaggio del gruppo montuoso Ortles-Cevedale e di promuovere lo sviluppo di un turismo sostenibile nelle vallate alpine della Lombardia, del Trentino e dell’Alto Adige. Si tratta di un’area ambientalmente omogenea per la quale, al di là dei confini amministrativi, è stata ritenuta necessaria una tutela omogenea.

Il Parco si estende sul territorio di 24 comuni e di 4 province ed è a diretto contatto a nord con il Parco Nazionale Svizzero, a sud con il Parco naturale provinciale Adamello-Brenta e con il Parco regionale dell’Adamello: tutti questi parchi, insieme, costituiscono una vastissima area protetta nel cuore delle Alpi, per quasi 400.000 ettari.

Oltre che essere un’area di grande importanza per il mantenimento del delicato eco-sistema alpino, il Parco rappresenta anche un’opportunità di marketing per un turismo responsabile e per la promozione di prodotti e tradizioni locali, tutta a favore delle località insediate nelle vallate del parco.

Fino a oggi, sulla carta, Parco nazionale dello Stelvio è stato amministrato da un Consorzio costituito dal ministero dell’Ambiente, Provincia di Bolzano, Provincia di Trento e Regione Lombardia. Il Consorzio, nato nel 1993 e mai veramente operativo, è costituito da tre comitati di gestione (Bolzano, Trento e Lombardia) cui sono state già delegate numerose funzioni operative. Il vecchio Consorzio aveva al suo vertice un consiglio direttivo in cui oltre al Presidente e ai rappresentanti dei tre comitati di gestione, delle due province autonome e della Regione Lombardia, vedeva anche la qualificata presenza di tre rappresentanti delle associazioni ambientaliste, una per territorio, e di due persone esperte in campo scientifico designate d’intesa tra diverse istituzioni di ricerca botanica e zoologica, comprese le università presenti nelle province in cui ricade il Parco.

Purtroppo da anni il Parco è de-finanziato e paralizzato, anche in seguito al mancato rinnovo degli organi collegiali scaduti da parecchio tempo:

Il Consiglio direttivo dal 26 dicembre 2010;

Il comitato di gestione della Provincia di Bolzano dal 12 marzo 2011;

Il comitato di gestione della Provincia di Trento dal 16 luglio 2011;

Il comitato di gestione della Regione Lombardia dal 3 ottobre 2012.

Da anni si discute di dare una nuova organizzazione al Parco, tramite una sua “provincializzazione”. Nel settembre 2009 la Commissione dei 12 elaborò una prima Norma di Attuazione che prevedeva il passaggio della gestione del parco agli enti interessati, cioè Lombardia, provincia autonoma di Trento e provincia autonoma di Bolzano. Tuttavia, nel marzo del 2011 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non convalidò la Norma, che fu dunque di nuovo rinviata alla commissione dei 12.

Nel frattempo, per effetto degli accordi Stato-Province autonome, è stato deciso (e ribadito anche nella Legge si Stabilità 2014) che le due Province autonome si assumano l’onere di finanziare l’operatività del Parco (anche per la sua parte lombarda) come loro concorso al riequilibrio della finanza pubblica.

La Commissione dei 12 sta dunque lavorando a una Norma di Attuazione che sostituisca l’articolo 3 del DPR nr. 279 del 22 marzo 1974. Secondo la bozza attualmente in discussione, il nuovo articolo sarà composto di 8 commi.

  1. Il comma 1 trasferisce la competenza sul Parco alle Province autonome, pur precisando che ad esso “sarà conservata una configurazione unitaria”.
  2. Il comma 2 prevede che con legge provinciale le due Province possano modificare i confini del Parco, previa consultazione dell’altra Provincia e del Ministero dell’ambiente.
  3. Il comma 3 prevede che siano le Province a disciplinare con propria legge “le forme e i modi di specifica tutela” nel territorio di propria competenza, “in armonia con le finalità e i principi dell’ordinamento giuridico nazionale in tema di aree protette”; per favorire l’omogeneità delle discipline le Province devono ricercare intese tra loro – intese comunque limitate dalle competenze garantite loro dagli articoli 4 e 8 dello Statuto.
  4. Il comma 4 prevede che “la configurazione unitaria del Parco è assicurata mediante la costituzione di un apposito comitato di coordinamento con funzioni di programmazione ed indirizzo”, così composto: 4 persone che rappresentano la Provincia di Bolzano, di Trento, la Lombardia e il Ministero, più altre tre persone che rappresentano i comuni dei tre territori. Insomma: 7 persone in tutto, tutte rappresentanti le amministrazioni, e nessuno che rappresenti le ragioni dell’ambiente e della scienza, come era nel vecchio consorzio.
  5. Il comma 5 prevede che le funzioni amministrative siano esercitate dai tre enti territoriali.
  6. Il comma 6 prevede la messa a carico degli oneri finanziari alle due Province.
  7. Il comma 7 prevede la soppressione del vecchio Consorzio del Parco.
  8. Il comma 8 trasferisce il personale agli enti gestori di Trento, Bolzano e Lombardia, garantendo le posizioni giuridico-economiche acquisite.

Diverse associazioni ambientaliste hanno sottolineato il pericolo che il Parco perda la sua connotazione unitaria, che si affermino sistemi di tutela differenziati a seconda degli orientamenti politici delle diverse amministrazioni, con gravi rischi per la conservazione del’habitat naturale che è invece unico ed omogeneo.

Da parte della politica si sottolinea la volontà di mantenere “la configurazione unitaria del Parco” e questo è scritto anche nella Norma in discussione. Tuttavia il “coordinamento” previsto appare uno strumento troppo debole per garantire a pieno tale unitarietà, in esso non è rappresentata più né la voce di chi difende la natura, né quella della comunità scientifica e infine non si dice se e come il Parco verrà dotato di un “Piano” e un “regolamento” unitari, che sono gli strumenti a cui in ogni parco vengono incardinati le tutele e i programmi di sviluppo.

Altro punto critico è il fatto che nella elaborazione di tale Norma, così importante per i nostri territori, non è mai stato coinvolto il Consiglio Provinciale né il mondo ambientalista e scientifico della nostra provincia, né tali soggetti hanno mai ricevuto alcuna informazione ufficiale. Trasparenza e partecipazione sono invece un presupposto indispensabile per decisioni di questa portata.

Tutto ciò considerato,

il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano

impegna la Giunta provinciale:

  1. prima di dare il proprio assenso alla nuova Norma di attuazione sul Parco dello Stelvio, a informare e confrontarsi con il Consiglio provinciale nelle forme che verranno concordate con il collegio dei capigruppo, prevedendo comunque un’audizione sull’argomento nella competente Commissione Legislativa a cui partecipino rappresentanti delle associazioni ambientaliste più rappresentative della nostra Provincia;
  2. a rafforzare il carattere unitario del Parco, sottolineando nella Norma l’importanza di una pianificazione unitaria e precisando le procedure di adozione (e/o modifica) di un piano e di un regolamento del Parco unitari e ancorati a criteri scientifici, definendo con precisione anche l’organismo che è competente per l’adozione di tali strumenti e prevedendo le necessarie intese con le Province autonome, nel rispetto delle competenze sul territorio loro garantite dallo Statuto di autonomia;
  3. a prevedere che all’interno dell’organismo che adotta il piano e il regolamento del Parco sia prevista la presenza di rappresentanti delle associazioni di protezione ambientale più rappresentative in ciascuno dei tre territori, così come prevede la legge quadro sulle aree protette nr. 394/1991, e di una adeguata presenza di rappresentanti della comunità scientifica, su designazione degli enti culturali e di ricerca tra cui le Università presenti nelle province e regione interessate dal Parco;
  4. a garantire nella pianificazione e gestione del Parco forme concrete ed efficaci di partecipazione democratica della popolazione interessata;
  5. a lavorare nella prospettiva di un allargamento degli orizzonti del Parco dello Stelvio, da Parco nazionale a Parco transfrontaliero, vista la stretta vicinanza del Parco con altre aree protette quali il Parco Nazionale Svizzero, il Parco naturale provinciale Adamello-Brenta e il Parco regionale dell’Adamello. Ciò può costituire un passo importante nella direzione di una “Euroregione delle Alpi”.

Cons. Provinciali

Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss
Brigitte Foppa

Bolzano, 24 febbraio 2014

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