Minori allontanati dalla famiglia: qual è la situazione?

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INTERROGAZIONE

Minori tolti alla famiglia e sistemati a centinaia di chilometri di distanza: qual è la situazione?

BambinoosoloSul giornale Alto Adige del 13 gennaio 2014 è uscita la seguente storia:

“BOLZANO. Una famiglia bolzanina sta vivendo un vero e proprio incubo. Dopo aver chiesto l’aiuto dei servizi sociali per assistere un figlioletto di 9 anni considerato problematico per «iper attività», due coniugi se lo sono visti strappare dal contesto famigliare ed ora sono stati costretti a rivolgersi ad un avvocato specializzato di Modena per cercare di ottenere la revoca del provvedimento disposto dal tribunale dei minorenni sette mesi fa.

Il piccolo venne prelevato a scuola da una pattuglia della polizia e trasferito, su disposizione come detto di un magistrato, in una comunità di Forlì, a 400 chilometri da casa. Il padre (meccanico in Alto Adige) e la madre (casalinga) sono già genitori di una figlia quasi maggiorenne con cui non hanno mai avuto alcun problema. Con il secondo figlio la musica è stata diversa. Il bambino si è reso protagonista di una serie di comportamenti problematici tanto che i genitori hanno chiesto aiuto, come detto, ai servizi sociali. La situazione è precipitata dopo che il bimbo ha minacciato a scuola una compagna di classe utilizzando un coltellino da campeggio. Il dirigente scolastico ha segnalato il caso e il tribunale dei minori, accogliendo una richiesta dei servizi sociali, ha disposto l’allontanamento del bimbo dal contesto famigliare.

Negli ultimi sette mesi papà e mamma (a cui è stato anche negato il diritto di verificare dove si trovi fisicamente e come venga trattato) hanno potuto incontralo soltanto tre volte e non all’interno del centro dove il piccolo è tenuto e seguito. Gli incontri si sono svolti ad una decina di chilometri e sotto il controllo a distanza degli stessi assistenti sociali. Pare che il centro di neuropsichiatria infantile non abbia assolutamente contestato la decisione dei giudici nonostante il minore (di lingua tedesca) sia stato completamente «sradicato» dal contesto famigliare e nonostante il bambino abbia più volte espresso il proprio dolore di vivere lontano dai genitori e il desiderio di tornare a casa.

Il decreto di allontanamento dal contesto famigliare ha una validità di due anni ma la famiglia sta cercando in tutte le maniere di far rientrare il provvedimento. Si è affidata all’avvocato Francesco Miraglia, del Foro di Modena, che sta facendo leva sui diritti linguistici del bambino sudtirolese”.

La vicenda come si vede è molto delicata. La soluzione di togliere un bambino dalla famiglia dovrebbe essere l’ultima ipotesi, quando proprio è accertato che non ci sia altro da fare. Anche nel caso di un allontanamento dalla famiglia, andrebbe poi ben ponderata la scelta di portare il minore a centinaia di chilometri di distanza, con un taglio netto di tutti i legami familiari e sociali.

Va considerato che è ormai un fatto consolidato che la tutela degli affetti risponde al superiore interesse del minore. Infatti, la protezione costituzionale degli affetti familiari – ove essi non siano “nocivi” al minore stesso, ma ciò va puntualmente comprovato – trova riconoscimento e tutela non solo a livello interno, nella Costituzione, ma trova rispondenza ed implementazione anche nella dimensione internazionale nella Convenzione sui diritti del fanciullo di New York del 20 novembre 1989 ratificata dalla Legge 27 maggio 1991, n. 176, Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, e nella dimensione europea, garantita dall’art. 8 CEDU e dall’art. 7 della Carta di Nizza.

A questo si aggiunge il fatto che questo minore è di madrelingua tedesca ed è stato sradicato dal proprio ambiente e dalla propria famiglia per essere trasferito a Forlì dove, oltre all’allontanamento geografico dalla propria famiglia, si trova ad affrontare delle evidenti problematiche dovute alla lingua di origine.

Se ciò accade vuol dire che le autorità preposte hanno valutato che tali legami familiari e sociali siano dannosi per il minore. Ma è davvero così? Ed è stato fatto davvero tutto il possibile per non arrivare a questo “estremo rimedio”?

Si chiede:

  1. La Provincia è a conoscenza di questo particolare caso? E’ stato davvero fatto tutto quello che si poteva per prevenire i comportamenti problematici del bambino? Come sono intervenuti la scuola e i servizi sociali?
  2. Come è stata motivata la scelta di allontanare il bambino dalla famiglia e dal suo contesto sociale? Si riteneva che i legami familiari-sociali fossero nocivi al minore? In questo caso, che cosa è stato fatto per “risanare” tali legami?
  3. Ci sono altri/e minori, e quanti sono, nella stessa condizione e in strutture lontane dall’Alto Adige? Perché non possono stare qui, almeno nell’ambito della Regione Trentino-Alto Adige-Südtirol, dove non perdono del tutto i legami familiari-sociali?
  4. In particolare, la sistemazione del minore in luoghi anche molto lontani dalla provincia di Bolzano è dovuta a valutazioni sul bene del minore, o dal fatto che solo in quei luoghi lontani esistono strutture con disponibilità di posti per accoglierli?
  5. Quante e quali strutture con la disponibilità teorica di quanti posti esistono in provincia di Bolzano per accogliere minori allontanati dalla famiglia? E quanti bambini vi sono effettivamente accolti in questo momento?

Bolzano, 16.1.2014

Cons. Provinciali

Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss

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