Minaccia blocco di Schengen al Brennero

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Garantire la libertà di movimento e le strette relazioni tra Tirolo e Alto Adige/Südtirol; il prevedibile aumento dei profughi ha bisogno di nuovi standard qualitativi per l’accoglienza.

Grenzstein BrennerLa paventata gestione del confine del Brennero più rigida è un grave contraccolpo, sia per quanto riguarda una accoglienza umana dei profughi, sia in considerazione della libertà di movimento attraverso i passi Brennero, Resia e Prato alla Drava ottenuta dal 1998.

I governatori che oggi si incontrano hanno il compito di sottolineare con enfasi i seguenti fatti:

  • La questione profughi, con tutta la comprensione per la situazione austriaca, non si risolve in nessun modo con filo spinato e muri – una soluzione europea deve puntare alla distribuzione del peso e delle responsabilità e non alla chiusura dei confini.
  • Il blocco dei confini a Brennero, Resia e Prato alla Drava colpiscono i rapporti tra Tirolo e Sudtirolo, ma anche Trentino, resi più facili grazie a Schengen, in modo molto più doloroso rispetto a quanto non ci si immagini a Vienna; incide pesantemente sulle relazioni tra le province e il Land, ma anche con Roma. Cittadine, cittadini e rappresentanti politici stanno vivendo l‘irrigidimento della gestione dei confini come un vero e proprio affronto.
  • L’Italia, con l’aiuto dell‘Europa deve cercare delle soluzioni che limitino i movimenti dei profughi verso nord, offrendo maggiori prospettive e spingendo per una soluzione a livello europeo.

 

  • L‘Alto Adige/Südtirol nel 2015 ha accolto ca. 1000 richiedenti asilo, più di Slovenia e Portogallo messi insieme, ma solo un sesto rispetto al Tirolo. Solidarietà nell’Euregio significa anche maggiore responsabilità, la quale sembra ormai ineluttabile con la paventata nuova gestione dei confini. Già ora dobbiamo prevedere una rete di centri di assistenza con sufficienti posti letto dal Brennero in giù. Qui deve intervenire la Provincia in funzione sussidiaria per lo Stato.
  • La Provincia di Bolzano dovrebbe considerare l’opportunità di istituire la figura di una coordinatrice o di un coordinatore dell’accoglienza profughi. Questa personalità dovrebbe dedicarsi esclusivamente alle questioni dedicate ai profughi e richiedenti asilo: logistica, necessità di alloggi, corsi di lingua e offerte di impiego. Il compito che ci si prospetta non è una questione di protezione civile, ma una priorità politica e sociale a lungo termine.

Chiudere gli occhi davanti a queste sfide non è futuribile. Per la nostra Provincia non c‘è motivo di allarmismo, ma di una maggiore attenzione, abilità di contrattazione e gestione più efficiente. Soprattutto però di apertura all’impegno umanitario a cui i cittadini e le cittadine sudtirolesi sono sicuramente molto più pronti rispetto a tanti rappresentanti politici.

Hans Heiss
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

Bozen, 15. febbraio 2016

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