L’Austria in turchese-blu e le conseguenze per l’Alto Adige

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Gli stravolgimenti delle elezioni nazionali austriache hanno superato tutte le aspettative: la lista Kurz (una volta ÖVP) ha concluso alla grande con una campagna super-egocentrica, la FPÖ è ritornata alle vette dei tempi di Haider, la SPÖ ha chiuso molto meglio di quanto atteso grazie a un finale di campagna elettorale basato su serietà e competenza. Con la lista Pilz entra in Parlamento un nuovo movimento di sinistra populista e per i Verdi il calo previsto si è trasformato in una vera e propria debacle e il rischio è di restare fuori dal Parlamento. I Neos si sono invece rafforzati come forza nuova.

Ora molto probabilmente si prospetta per l’Austria un governo nero – pardon – turchese-blu, che non solo potrebbe cambiare lo scenario della Repubblica, ma che impressionerà anche la politica europea. Probabilmente ci sarà un governo Kurz in cui la figura del cancelliere verrà rafforzata, anche nel tentativo di governare indisturbato, evitando il controllo parlamentare e democratico, in uno stile misto tra Macron e Orban.  Le azioni di smantellamento sociale e di pugno duro contro l’immigrazione e contro i/le richiedenti asilo aumenteranno mimetizzate da sburocratizzazione e precisione sociale. Libero mercato e deregulation verranno rafforzati insieme all’abbassamento delle tasse.

In questo scenario, la voce dei Verdi sarebbe a maggior ragione importante. La loro posizione su clima, umanità e giustizia sociale sarebbe amaramente necessaria accanto a quella della SPÖ. La batosta subita ha diverse ragioni che solo in parte possono essere ricondotte a errori interni: i Verdi si sono sfiniti nella campagna per Van der Bellen e nello sforzo non sono riusciti a ripianare per tempo i conflitti interni. L’uscita polemica di Peter Pilz li ha indeboliti e demoralizzati. La campagna elettorale impegnata e basata su rispetto e dignità di Ulrike Lunacek è stata messa in un angolo ed esclusa dalla lotta a tre fra Kurz, Kern e Strache. Anche dal punto di vista della necessità di un modo “più femminile” di fare politica, queste elezioni sono un vero e proprio disastro, cosa che si può trarre dal risultato verde. Ma i Verdi torneranno di sicuro: i voti prestati alla SPÖ rientreranno e il necessario riassestamento verrà facilitato dalla forte presenza a livello regionale e comunale.

Per il futuro in Alto Adige, si può prevedere che la SVP seguirà in parte i trend austriaci: una forte tendenza verso destra è già ora inconfutabile, le posizioni liberali diventano sempre più dominanti, le dichiarazioni e le decisioni contro profughe/i e richiedenti asilo non hanno bisogno di commenti. Insieme a Freiheitlichen, STF e Bürgerunion, la SVP fa parte di un panorama partitico sudtirolese spostato sempre più a destra, constatabile anche da parte italiana. È quindi ancor meno comprensibile come mai Renzler, leader dell’area sociale della SVP, abbia reagito con soddisfazione al successo di Kurz, uno dei fautori della svolta a destra. Mentre la vicinanza a Kurz da parte di Achhammer è ormai nota.

In queste circostanze si apre per la politica ecologica e sociale del Sudtirolo uno scenario nuovo di forti responsabilità: più che mai c’è ora bisogno delle nostre posizioni verdi, umanitarie e socialdemocratiche e noi ce ne faremo portavoce.

Di una cosa possiamo tranquillizzare l’opinione pubblica: una spaccatura à la Pilz per noi Verdi non è all’ordine del giorno. Il risultato austriaco è invece a maggior ragione per noi motivo di nuova motivazione e di maggiore presa di responsabilità.

 

Bolzano, 16/10/2017

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