Il Referendum sul Rio Ram esprime, nonostante tutto, una forte volontà di tutelare un fiume ancora intatto

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Dopo Malles, anche il comune di Tubre in Val Monastero si è espresso con un referendum sulla costruzione di una centrale idroelettrica sul Rio Ram. Il risultato non poteva essere più risicato: 51,43% a favore e 48,2% contro, rappresentano praticamente un pari. L’alta partecipazione del ca. 50% degli aventi diritto rappresenta ad ogni modo un’ulteriore vittoria della democrazia diretta.

Va soprattutto ringraziato l’impegno e la caparbietà degli ambientalisti, che, nonostante il voto anticipato per il sì a Malles pochi mesi fa, hanno combattuto fino all’ultimo per proteggere uno dei pochi corsi d’acqua dell’arco alpino rimasto ancora in condizioni naturali. In queste condizioni, che comunque il 48,2% della popolazione di Tubre abbia votato per la tutela del Rio Ram, in un comune che potrebbe beneficiare molto dal suo sfruttamento, mostra la maturità e l’affetto di molti cittadini per il proprio torrente.

 A loro e agli ambientalisti, soprattutto all’Associazione tutela ambiente Val Venosta, va il ringraziamento di tutta la provincia, poiché a Tubre, nonostante la sconfitta, è stata data una bella lezione a chi predica la necessità di uno sfruttamento senza limiti delle acque.

 Il vero problema è che la Provincia non dispone ancora di un piano di tutela delle acque degno di questo nome e di un piano che preveda i luoghi e le aree in cui si possono o meno realizzare ulteriori centrali idroelettriche. Così tutto rimane sotto la responsabilità dei singoli comuni con il rischio che si scateni la “corsa all’oro bianco”.

 ADESSO:

  • I Comuni di Malles e di Tubre dovrebbero prendere in considerazione, oltre ai loro progetti energetici, anche l’opzione di sospendere ogni decisione, poiché – come conseguenza dello scandalo SEL – le carte verranno certamente rimescolate a favore dei comuni nella partita dell’energia.
  • Inoltre, la Provincia deve riscrivere ex novo un serio Piano per la tutela delle acque e definire un piano di distribuzione delle centrali idroelettriche. Fino ad allora è assolutamente necessario decidere una moratoria, fermando la realizzazione di nuovi impianti.

 

Bolzano, 8 aprile 2013

Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss

 

 

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