Il „Divestment“ approda anche a Bolzano

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I fondi di investimento pubblici devono rinunciare alle azioni legate alle energie fossili e puntare invece su quelle pulite e climasostenibili.

© Thüringe Grüne Brigitte Foppa, Reinhard Bütikofer, Johanna Donà

© Thüringe Grüne
Brigitte Foppa, Reinhard Bütikofer, Johanna Donà

Una delegazione dei Verdi europei (EGP) si trova in questi giorni nella nostra provincia per valutare una possibile ammissione dei Verdi sudtirolesi nelle proprie fila. Abbiamo approfittato di questa visita per parlare di “divestment”, un tema a cui Reinhard Bütikofer (europearlamentare e co-portavoce dei Verdi europei) si dedica da tempo. Ieri sera, 20 settembre 2016, interessati/e hanno potuto capire di cosa si tratta e partecipare a una bella discussione in proposito nella Casa Kolping a Bolzano.

Con “divestment” si intende l’uscita dagli investimenti nel settore dell’energia fossile. Questo movimento per la protezione del clima, nato da pochi anni, si sta lentamente diffondendo e unisce riflessioni etiche a strategie finanziarie per quello che riguarda la questione energetica. Non possiamo infatti frenare il cambiamento climatico e il riscaldamento della Terra, se continuiamo a investire i nostri soldi in energie fossili. Questa contraddizione diventa sempre più chiara e già associazioni, consorzi, istituzioni pubbliche e religiose iniziano a cambiare la tipologia dei loro investimenti. Tale presa di coscienza viene affiancata anche dai grandi gruppi economici che iniziano a dubitare della sensatezza degli investimenti economici nelle energie fossili. Il potenziale di CO2 contenuto nelle riserve di petrolio, gas e carbone non lascerà indifferenti i mercati finanziari. Se dobbiamo raggiungere gli obiettivi climatici – come è stato ribadito con forza dagli Stati anche durante l’ultima Conferenza sul clima di Parigi – allora una buona parte delle riserve fossili deve restare nel terreno. Ma più si investirà nelle energie fossili, più grande diventerà il pericolo di una “carbon bubble”, una “bolla del carbonio”, che ancora sta gonfiando i mercati finanziari e che prima o poi rischia di scoppiare. Questo fa sì che gli “investimenti fossili”, non solo non siano più sostenibili (non lo sono mai stati), ma anche sempre più a rischio. Grandi gruppi come Rockefeller e Allianz ne hanno già preso atto, così come grandi città (Stoccolma, Oslo, Bristol, Berlino…) e anche i fondi statali norvegesi. È compito di ogni persona, Comune, Provincia, Regione prendere atto di questa contraddizione intrinseca e di tale rischio – così Bütikofer – e iniziare così a “disinvestire”, cioè indirizzare gli investimenti su altre tipologie di energia.

Per il Gruppo verde in Consiglio provinciale e regionale, Brigitte Foppa ha anche presentato due interrogazioni, grazie alle quali abbiamo potuto esaminare gli investimenti nelle energie fossili a livello provinciale e regionale. Questi sono presenti essenzialmente in PensPlan Centrum S.p.A. nel cui portfolio si trovano tra 1,5 e 2% di azioni indirizzate ai settori di petrolio, carbone e gas. Inoltre, tramite Medio Credito, la Provincia ha partecipazioni in Alto Garda (6%), Enercoop (15 %) e Dolomiti Energia (0,27%). La Autostrada del Brennero S.p.A. da parte sua partecipa per il 52% alla Auto Plose Sadobre Srl.

Chiederemo quindi di rinunciare anche a queste partecipazioni. In questo modo la Provincia potrà rafforzare la sua strategia per la protezione del clima e la Regione potrà minimizzare il rischio finanziario. In un modo o nell’altro si tratta dei nostri soldi e del nostro futuro.

Bolzano, 21.09.2016

Brigitte Foppa, Hans Heiss, Riccardo Dello Sbarba

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