Fondo di garanzia per i vitalizi: gestione deficitaria?

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Al Presidente

del Consiglio regionale

INTERROGAZIONE

Fondo di garanzia per i vitalizi: gestione deficitaria?

HH_BF_RDSUna delle motivazioni per la legge nr. 6 del 2012 sui vitalizi, oggi al centro di una forte contestazione da parte della popolazione per gli enormi anticipi liquidati, andrebbe ricercata nei risultati negativi della gestione delle somme accantonate nel “fondo di garanzia” da cui il Consiglio regionale attinge per pagare i vitalizi. In questi giorni altre dichiarazioni alla stampa hanno aggiunto interessanti particolari, da approfondire.

In una intervista recente il consigliere trentino Mattia Civico, che nella scorsa legislatura era membro dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, l’organo che elaborò sia la legge che le delibere di attuazione, ha affermato: “La riforma Thaler ha avuto il merito di chiudere il fondo enorme di garanzia dei vitalizi che era di 350 milioni di euro, investiti in fondi che stavano dando rendimenti altalenanti, a volte negativi. (…) Il fondo che governava i vitalizi aveva cifre astronomiche, un sommerso stratificato da anni e soggetto ai marosi della finanza. Andando avanti facendo finta di niente entro pochi anni si sarebbe prodotto il risultato che per garantire i vitalizi avremmo dovuto erodere il bilancio regionale. La riforma Thaler ha messo al riparo le istituzioni da questo pericolo perché il rendimento dei fondi segnava un meno. E anche un -1% sono milionate ogni trimestre, io non dormivo la notte. Si erodeva il bilancio!”.

Tutto ciò premesso,

Si chiede di sapere:

  1. A quanto ammontavano le somme iscritte a bilancio per il “fondo di garanzia” nei diversi esercizi finanziari dal 2003 ad oggi?
  2. Come erano gestiti queste somme? In particolare, erano investire in fondi e se sì in quali “fondi di investimento” o altri impieghi finanziari sono state investite le somme del fondo di garanzia e a quale società di gestione era affidata la gestione e l’investimento?
  3. Quando e come (gara, affidamento diretto…) era stata scelta tale società di gestione e a quali condizioni era avvenuto l’affidamento? Si chiede copia del contratto tra consiglio regionale e società di gestione.
  4. Quali risultati avevano avuto tali investimenti o fondi negli anni dal 2003 ad oggi? Si chiede i dati sia in termini percentuali che in termini di cifre assolute.
  5. Il Consiglio regionale era mai dovuto intervenire per coprire le perdite facendo ricorso a risorse proprie? Se sì, quando e con quali somme?
  6. Che ruolo hanno avuto i risultati della gestione delle somme del “fondo di garanzia” nella definizione sia della legge 6/2012, sia delle delibere attuative?
  7. In particolare, la decisione di “svuotare” almeno in parte (141 milioni, come dichiarato dall’Ufficio di presidenza) il “fondo di garanzia”, attribuendo una parte delle somme direttamente ai singoli consiglieri e consigliere in forma di quote del “Fondo Family”, aveva anche lo scopo di liberare almeno in parte il bilancio regionale dai rischi finanziari di una gestione negativa anche in futuro?
  8. I giornali hanno parlato di una “garanzia del 4%” per le quote del Fondo Family, garanzia assicurata dalla Regione o dal Consiglio regionale. Di tale garanzia non abbiamo trovato traccia nei documenti che Pens Plan ha consegnato a ogni titolare delle quote. Tuttavia dobbiamo su questo avere certezze, visto che se la tale garanzia esistesse sarebbe un fatto molto grave. Quindi chiediamo: esiste o non esiste tale garanzia? Oppure le quote del Fondo Family sono esposte alla normale fluttuazione dei mercati finanziari, senza alcuna forma di “compensazione” dell’ente pubblico?

A termini di regolamento si chiede risposta scritta.

Cons. Regionali

Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss
Brigitte Foppa

Bolzano, 17 marzo 2014

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