Conferenza stampa: Posizione verde sulla proposta SVP per una nuova legge elettorale

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La legge elettorale Svp è figlia legittima di questa legislatura: nessuna novità, poco coraggio, molta amministrazione – e, nascosta tra gli articoli, qualche perfidia

E’ dal lontano 2001 che il Consiglio provinciale avrebbe dovuto prendere sul serio i propri poteri e approvare una legge elettorale per l’Alto Adige. Dal 2001 infatti i due Consigli provinciali non sono più “articolazioni del Consiglio regionale”, ma è il Consiglio regionale che è “costituito dai due Consigli provinciali”: e così anche la competenza sulle regole della loro elezione sono passate dalla Regione alle due Province.

Il Trentino ne ha tratto subito le conseguenze e si è dato un sistema elettorale provinciale nuovo, che ha ritenuto più adeguato alle proprie esigenze, come l’elezione diretta del governatore e la formazione di coalizioni intorno a chi si candida come Presidente.

Il Sudtirolo, al contrario, nonostante la pretesa di essere “la provincia più autonoma d’Italia”, non è mai riuscito ad approvare una propria legge elettorale provinciale e così, per ben tre legislature, ha dovuto “resuscitare” una legge regionale ormai abrogata, la n. 7, che risale al 1983.

Lo ha fatto ogni volta approvando in fretta e furia, a pochi mesi dalle elezioni, una “leggina tecnica”, dopo che i tentativi ripetuti di una legge organica erano stati affondati dalle divisioni interne alla SVP.

Il 2018 doveva essere la volta buona. Sepp Noggler, che in occasione della modifica della legge elettorale per il Comune di Bolzano si è presentato come “l’inventore del minimo comun denominatore”, ha guidato i lavori per una nuova legge provinciale.

Adesso l’abbiamo davanti, e più che “comune”, la legge sembra proprio “minima”.

Positivo: resta il sistema proporzionale.

L’idea di eleggere direttamente ilPresidente della Provincia è fallita sia per la contrarietà dell’opposizione che per i dubbi dentro la stessa Svp. Anche noi Verdi ci eravamo dichiarati contrari, perché non riteniamo che la figura del Presidente, in una situazione come l’Alto Adige in cui è già troppo forte, debba essere ulteriormente rafforzata.

In Trentino possiamo già vedere bene come un Presidente eletto direttamente può ricattare tutta la sua maggioranza e mettere le diverse correnti una contro l’altra. Non crediamo alla filosofia dell’”uomo forte”, ma alla necessità di introdurre nella politica provinciale più democrazia, più partecipazione e più cultura del dialogo.

Pertanto, la decisione di mantenere il sistema proporzionale è positiva – a meno che non sia compromessa in futuro dalla “legge ladina” che ha già passato la prima lettura in Parlamento, a favore di correzioni maggioritarie.

Restando nel presente, nel testo attuale si nascondono alcune cose inaccettabili:

1. Il trucco col seggio ladino.

I presentatori si giustificano con l’esigenza statutaria di riservare almeno un seggio per una persona dichiarata ladina. Ma la legge Svp prevede che se nessun ladino o ladina è eletta con seggio pieno, allora entri il candidato o candidata ladina con il maggior numero di preferenze al posto non dell’ultima persona della sua lista, ma al posto dell’ultima persona eletta tra tutte le liste, quindi probabilmente a carico di un’altra lista diversa dalla sua. In concreto: visto che la Svp è quel partito con i risultati di preferenza più alti, la persona ladina che passerà sarà certamente quella della Svp togliendo il seggio a una delle altre liste minori, certamente di opposizione e molto probabilmente di lingua italiana. Insomma, con il “trucco del seggio ladino” la Svp si aggiudica un seggio in più che non le spetta sottraendolo a un partito concorrente e così falsificando il risultato elettorale e la volontà popolare. Da non dimenticare: se un caso simile si fosse verificato nell’attuale legislatura, la Svp avrebbe avuto probabilmente la maggioranza dei seggi (pur avendo il 45% dei voti)!

2. Diventa più difficile presentare una lista.

Evidentemente per la SVP oggi c’è troppa democrazia e pluralismo in provincia. Solo così si spiega la regione per cui, come numero minimo di candidature perché una lista sia valida, si debba passare da  tre persone (che era effettivamente poco) addirittura a 24 (ventiquattro!). In tempi in cui è molto difficile per ogni partito trovare candidati, questa è davvero una penalizzazione inutile e senza senso. Per liste espressione di minoranze o di nuova formazione potrebbe essere impossibile trovare un numero sufficiente di persone – a meno che non mettano in lista intere famiglie.
Inoltre, non si capisce perché venga ulteriormente aumentato (da 400 a 500) il numero di firma necessarie alla presentazione, ovviamente solo per nuove liste o per chi compete con un simbolo nuovo o modificato. Anche questa è una persecuzione contro il “piccolo” e il “nuovo”.

3. Per le donne si restringono di nuovo gli spazi.

Mentre in Europa la presenza delle donne in politica è vista come un arricchimento e di conseguenza viene promossa, in Alto Adige con questa legge elettorale si fa un passo indietro. La norma che garantiva a ogni genere almeno 1/3 dei posti viene abolita, sostituita dalla previsione – davvero diabolica, perché suona simile, ma ne è la negazione – che nessun genere dovrebbe occupare più di 2/3 dei seggi disponibili nella lista. Ciò significa che, in teoria, è possibile presentare una lista di 23 uomini e 1 donna. Certi partiti saranno felici: finalmente non dovranno più fare  fatica per trovare donne candidate!

4. Mancato l’obbiettivo di limitare realmente le spese elettorali.

A prima vista, la riduzione del limite massimo per le spese elettorali a 30.000 Euro è un miglioramento. Ma poiché sono state mantenute tutte le scappatoie dell’ultima legge elettorale (n ° 5 dell’8 maggio 2013), la misura ha un’efficacia limitata. Inoltre per le “cordate” la cui pubblicità è pagata dal partito non è previsto alcun limite. Le donazioni devono essere rendicontate solo se superano i 5.000 euro. E per chi trasgredisce, (o non rendiconta) è prevista una multa pari a due volte la somma in eccesso. Conclusione: chi ha abbastanza soldi potrà permetterselo.

5. Meglio incompatibile che ineleggibile.

La legislatura 2008-2013 aveva conosciuto più di un caso di ineleggibilità e così i presentatori della legge hanno voluto mettere a posto le cose. Un riordino serviva, ma qui si è sistematicamente trasformato le ineleggibilità in incompatibilità: alcune funzioni devono essere abbandonate solo se una persona viene eletta. Nello specifico, si tratta di vertici di società che hanno importanti contratti o appalti con la Provincia, di società che ricevono incarichi permanenti dalla Provincia, di vertici di società con partecipazione maggioritaria provinciale e dei consulenti di tutte queste società.

Curiosità a margine: In futuro, chi siede nel Consiglio di Stato diventa eleggibile, mentre il “city manager” di Bolzano è ineleggibile.
A dir la verità, un passo avanti positivo nella legge c’è: la possibilità di presentarsi con il cognome del compagno o della compagna, esteso alle unioni civili.
Nel complesso, tuttavia, questa legge elettorale è una tipica figlia di questa legislatura. C’è poco di nuovo. Si è persa l’occasione per facilitare la partecipazione democratica (ad esempio riducendo le pratiche richieste per presentare una lista o facilitando la raccolta delle firme) o per arricchire la vita democratica, (per esempio consentendo il voto disgiunto, o il cosiddetto “cumulo di preferenze”).
Con l’introduzione del passo sui ladini e l’annacquamento della quota di genere non solo non vi è alcun progresso, ma un enorme passo indietro.

È la vecchia musica: per il rinnovamento il tempo non arriva mai. Soprattutto quando c’è il potere da mantenere.

 

10.02.2017

Cons. prov.
Brigitte Foppa, Hans Heiss, Riccardo Dello Sbarba

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