Centrale a pompaggio Bronzolo-Aldino: quali concessioni e quali usi per la roccia estratta e l’acqua prelevata?

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bronzolo2Al Presidente del Consiglio provinciale di Bolzano.

Già bocciato prima sul Renon e poi a Laives, il progetto di una centrale elettrica a pompaggio privata rispunta ora a Bronzolo ed Aldino.

Con una novità: l’acqua per alimentarla verrà prelevata non dal fiume, ma dalla falda sotterranea che serve anche acquedotti e pozzi. Si tratta di un gigantesco prelievo di 830.000 metri cubi d’acqua, che metterà a forte rischio l’equilibrio idrogeologico di un’area che ha già problemi di approvvigionamento.

Il prelievo dalla falda invece che dal fiume potrebbe cambiare molto sul tipo di concessione da rilasciare e sui canoni da pagare: la centrale sarà equiparata a un pozzo, anche se gigantesco, invece che a una concessione idroelettrica, e verrà sottoposta dunque ai canoni tipici dei pozzi e non a quelli, molto più onerosi per il concessionario, e molto più convenienti per l’ente pubblico, delle concessioni idroelettriche? In più, la concessione per un prelievo dalla falda è soggetta a vincoli minori o maggiori di quelle idroelettriche? E’ forse per questo che si è scelto di prelevare acqua dalla falda e non dal fiume?

Altro problema, il materiale di scavo. La montagna verrà perforata per diversi chilometri per realizzare serbatoi e sala turbine in galleria. Il primo progetto prevedeva 2 tunnel di 7,5 km e di 113 m2 di sezione. Se il profilo è circolare, il diametro è di 12 m. In confronto, una canna BBT ha diametro 8,1 m, Gottardo 7,7 m.

I promotori hanno fatto capire anche di essere disposti a variare il progetto (quattro è cinque gallerie più corte, bacini sotterranei a spirale invece che dritti ecc…) ma i volumi complessivi dovrebbero restare gli stessi.

Dunque verrà estratta un’enorme quantità di materiale, probabilmente porfido, che ha anche un valore di mercato (nelle presentazioni pubbliche si è parlato di un valore di circa 5 milioni di euro, e di acquirenti già interessati ad acquistare il materiale). Nella fase di costruzione dunque, più che una centrale avremo una vera e propria cava, con valore economico.

Per il BBT la soluzione è stata realizzare una cava di ghiaia per la lavorazione del materiale estratto: la cava è stata messa in gara e ne sono venuti i relativi introiti anche per l’ente pubblico che ha emanato la concessione per la cava stessa. Ma in questo caso che senso ha che i promotori del progetto facciano dichiarazioni come se la cava appartenesse già a loro?

Bisogna capire a questo punto che tipo di regime di concessione e di autorizzazione regolerà sia il prelievo dell’acqua, sia quello della roccia.

Tutto ciò premesso,

si chiede:

  • SULL’ESTRAZIONE DELLA ROCCIA:
  1. L’estrazione della roccia, operazione necessaria per realizzare la centrale e i serbatoi in caverna, configurerà il cantiere, per alcuni anni, come una grande cava: sarà necessaria una specifica concessione per lo scavo, lo stoccaggio e l’utilizzo della roccia?
  2. Qual è la durata di queste eventuali concessioni?
  3. A chi appartiene il materiale estratto e chi potrà venderlo sul mercato?
  4. A chi andranno i proventi della vendita del materiale estratto?
  5. Quale beneficio avrà la mano pubblica da questi lavori di estrazione?
  6. Quali sarebbero le risposte alle domande da 1 a 5 se, invece di una centrale in caverna, si trattasse “solo” di una cava?
  7. Non c’è il rischio che i promotori realizzino almeno nei primi anni una “cava di fatto”, con relativi proventi, senza sottostare alle condizione proprie di una cava?
  8. Sarà trovata una soluzione come quella adottata per il BBT? Nei particolari, come funziona la “soluzione BBT”? Chi gestisce la gara? La BBT SE ha diritti sulla cava? Quanto frutta la cava alle casse pubbliche?
  • SUL PRELIEVO DELL’ACQUA:
  1. A quale tipo di concessione è sottoposta la possibilità per un privato di prelevare l’acqua dalla falda per utilizzarla per alimentare una centrale a pompaggio?
  2. Qual è la durata di questa eventuale concessione?
  3. Come viene data questa concessione, a quale soggetto pubblico va richiesta e attraverso quale procedura? (si prega anche di citare la legislazione di riferimento).
  4. A quali limiti quantitativi (orario, giornaliero, annuale o di qualsiasi altro tipo) è sottoposto questo tipo di prelievo?
  5. In particolare, a quale tra i 16 tipi di utenza fissati dalla Provincia (vedi: http://www.provincia.bz.it/agenzia-ambiente/acqua/canoni-derivazione-acqua.asp) appartiene un prelievo di questo genere?
  6. A quali canoni e altre eventuali imposte o tasse o tributi è sottoposto un impianto di questo genere?
  7. Quali sarebbero le risposte alle domande da 8 a 14 se, invece di prelevare l’acqua in falda, la centrale derivasse l’acqua dal fiume Adige?

 

Consiglieri provinciali

Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss

Bolzano, 16 luglio 2013

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